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Regola numero due: Pensaci due volte, prima di piastrare Regola numero due: Pensaci due volte, prima di piastrare
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Regola numero due: Pensaci due volte, prima di piastrare

Regola numero due: Pensaci due volte, prima di piastrare
maria

Mi pare che gli alcolisti anonimi per rito, ad ogni riunione, debbano dichiarare per quanti giorni si siano astenuti dal bere.

Ecco io sono una piastrista anonima e non mi stiro i capelli da ben 1580 giorni. Un traguardo non da poco. Sì, vabbè, li ho fatti piastrare un paio di volte, per fare delle acconciature, ma non è stata la mia mano ad impugnare la piastra, quindi queste volte non contano.

Sono orgogliosa dei miei 1490 giorni di astinenza, soprattutto quando penso che agli inizi della mia dipendenza sono arrivata persino a provare a stirare i capelli con il ferro da stiro, dietro suggerimento di una compagna di classe parecchio avanti.

fonte: http://bubbipop.tumblr.com/

fonte: http://bubbipop.tumblr.com/

Faccio le pulizie nell’armadio e in fondo, nell’angolino trovo nell’ordine:

– Dei bigodini enormi: pensavo di trasformare i miei ricci ribelli in morbide onde sexy e un po’ démodé. Missione fallita. Usati una volta e accantonati per sempre.

– Degli inventaricci: quei tubi che usano le lisce per ottenere dei ricci ondulati. Scopo: lo stesso dei bigodini. Non so come ho fatto a vivere anni nell’illusione di poter addomesticare i miei ricci senza calore. Usati 0 volte.

– Una piastra in ceramica. Usata poco, perché quella da battaglia, modello Giuditta, migliore amica negli anni della pubertà è al cimitero da anni, poverina, c’ha dato parecchio. Ritornando alla piastra in ceramica scovata nell’armadio penso: “ma che, non gli do un’altra chance? Sì, lo so, non ha mai dato ottimi risultati. Mi ha sempre lasciato i capelli crespi, ci mette anni a scaldarsi, insomma non ha mai prodotto un capello degno di essere immortalato con un selfie. Però una chance gliela darò”.

Ma invece di dargli questa chance, chessò, sabato mattina, così ho tutto il tempo di correre ai ripari, io questa chance gliela do sabato sera, prima di andare a quella festa dove voglio fare una bella figura.

 

Mi lavo i capelli, li asciugo alla meglio con il phon e mentre li asciugoparte il solito film su come saranno fighi i miei capelli tra una mezzora.

Procedo. Separo i capelli, volendo creare 10 autostrade parallele e invece mi trovo ad ottenere incroci ingarbugliati, che all’esame della patente mi boccerebbero subito, perché non avrei proprio idea a chi spetti la precedenza. Cominciamo bene.

Vabbè, comincio da davanti che è più semplice.

Passo e ripasso sull’ennesima ciocca che non ne vuole sapere di allisciarsi. Che testarda. Inizio a sudare.

Vabbè, su questa ciocca testarda ci ritorno dopo.

10 minuti e 200 bestemmie dopo le ciocche che ho fatto fanno schifo: crespe con tante nuvolette elettriche. Che disastro. Il nervosismo sale e mi arrabbio con la piastra e con quella scema allo specchio che ha deciso di allisciarsi proprio questa sera. E anche un po’ per aver deciso di pulire l’armadio. Come ho potuto pensare che poteva funzionare? Se i capelli mi venivano da schifo 5 anni fa, quando ero la mano più veloce (e pratica) del west, come potevano venirmi bene oggi, dopo quasi 1500 giorni di astinenza?

Quella sensazione di quando capisci che non avresti dovuto piastrare, ma ormai è troppo tardi per tornare indietro.

fonte: buzzfeed.com

fonte: buzzfeed.com